Il rinvaso di una Phalaenopsis

Preparazione pianta
Dopo averla svasata, la scrollo per bene per tofgliere tutto il vecchio substrato.
Passo sotto la fontana con acqua tiepida e lavo tutta la pianta, comprese le radici cercando delicatamente di togliere l’eventuale vecchio bark attaccato alle radici.


Terminata tale operazione, osservo attentamente e “sento” con le dita le radici. Quelle che si presentano marce, molli, secche o vuote per la magfgior parte delle loro lunghezza le taglio. Se invece lo sono solo sulla parte terminale della radice, taglio solo la parte non adatta ad essere rinvasata compreso un pezzetto di radice sana.
Tale operazione, onde evitare che si trasmettano spore virus di qualsiasi natura, è bene effettuarla con lame passate su fiamma per la loro sterilizzazione, inoltre ci aiutano a cicatrizzare le ferite procurate dai tagli. Passo ad osservare il fusto eliminando tutto ciò che non serve alla pianta per crescere e che possono essere fonte di possibili patologie marcendo. Sicuramente vanno eliminati gli eventuali residui delle foglie secche.
Quando tutta la pianta è ben pulita, lascio asciugare per bene tutta la pianta anche per uno o due o tre giorni all’aria di casa, senza mai vaporizzare o spruzzare nulla. Nel frattempo anche i tagli iniziano a cicatrizzare meglio.

Il vaso
Si può utilizzare indifferentemente vasi trasparenti/neri/opachi, precedentemente puliti a fondo e per bene con candeggina e risciacquo abbondante.
Trasparenti, sono comodi perché mi permettono di vedere lo stato delle radici e quando innaffiare la Phalaenopsis. Se le radici risultano verdi NON innaffio, mentre se le trovo color argento innaffio. Se non sono certa del colore aspetto.
Opachi/neri, si evita la formazione di alghe in quanto il substrato non riceve luce. La sottoscritta usa vasi trasparenti ricoperti da vasi neri. Da quando ho optato per questa scelta ho notato una cosa curiosa: le radici si allungano molto e velocemente.

Substrato
Bark, corteccia di pino a pezzatura media/ grossa in quanto le radici sono grosse e hanno bisogno di asciugarsi in fretta senza che l’acqua ristagni. Solitamente risciacquo sempre il bark in una grande bacinella di acqua tiepida in modo che la polvere e tutto quanto non è corteccia venga eliminato. Aggiungo un 10-15% di sfagno reidratato.
Per me che coltivo in casa, che non voglio stare sempre appresso alle piante, ma soprattutto voglio bagnare la mia orchidea come se fosse una pianta normale, mi permette di avere umidità nel substrato che lentamente viene ceduta al bark. Aggiungo al composto anche qualche pezzo di carbonella, in uso per il barbecue.
Quando tolgo il bark dalla bacinella di acqua, prima del suo utilizzo definitivo, lo controllo eliminando tutti i pezzi che non sono ben consistenti o che presentano “difetti”.
Vi mostro alcune foto del bark che elimino.

bark da scartare

bark da scartare

bark da scartare

bark da scartare

Rinvaso
Dopo aver preparato tutto l’occorrente e soprattutto quando l’orchidea è ben asciutta in ogni sua parte, passo al rinvaso vero e proprio.

Prendo il vaso

vaso in plastica trasparente

e inizio l’operazione.
Per mia scelta personale non metto mai nessun materiale drenante in fondo ai vasi: a mio modesto parere, non ce n’è bisogno in quanto il substrato è super drenante di suo, ottenendo in questo modo maggior circolazione di aria tra le radici nel vaso. Metto sul fondo un po di substrato ben mescolato, preparato in precedenza

inizio rinvaso

misurando a “occhio”, affinché una volta finita l’operazione, l’attaccatura della prima foglia sia praticamente interrata nel substrato e posiziono la pianta.

posizionamento phalaenopsis
Proseguo con questa operazione che a mio parere personale è la più delicata, finendo di aggiungere il substrato stando attenta a non compromettere le radici. Non schiaccio e non premo il substrato, ma per assestarlo batto all’esterno del vaso con la mano.

fine rinvaso
Solitamente l’orchidea la posiziono in modo che l’attaccatura dell’ultima foglia più vecchia,a volte anche della penultima, finiscano sotto al substrato. Per me che coltivo in casa e con ciò che passa il convento, questo modo mi permette di avere tutte le radici ben coperte, evitando di spruzzare ogni giorno o che si secchino in casa senza umidità alta e senza vaporizzazioni.
In questo modo Terminata l’operazione

colletto phalaenopsis

libero tutti i fori di scolo in fondo al vaso aiutandomi con una matita o qualcosa che possa entrare nei fori e fare spazio. Alla fine posiziono la pianta nella sua postazione originale e per una decina di giorni circa non bagno, non spruzzo e non vaporizzo niente perché il substrato è già stato idratato prima di effettuare il rinvaso!
Trascorso questo periodo, prima di innaffiare, controllo che le radici siano davvero ben asciutte, se mi assalgono dubbi, anche minimi, rinvio tale operazione: è molto importante che gli eventuali tagli effettuati alle radici si siano ben cicatrizzati in modo tale che non possono marcire. Tra una innaffiatura e l’altra, specialmente dopo essere state bagnate, nel vaso si può formare condensa a secondo delle temperature ambientali.
Questa condensa va bene

Giusta condensa nel vaso

Questa se permane per un paio di giorni è innocua, se persiste è bene rialzare il vaso in modo che possa circolare l’aria attraverso i fori di scolo, posizionando il vaso in zona ventilata: il tutto ci aiuta a far asciugare in substrato in fretta.

condensa eccessiva
Lo sfagno secco
Innanzitutto non tutto lo sfagno disidratato che si trova in commercio va bene. Si dice, tra gli orchidofili, che sia meglio quello giallo o Cileno, in quanto dura più a lungo prima di deteriorarsi.
E’ difficile da trovare nei gardens e lo si trova solo alle mostre specializzate in orchidee, ma non sempre. Si può trovare e ordinare via internet presso le aziende che vendono orchidee.
Come si presenta lo sfagno secco “giallo o cileno”

Sfagno secco

a sinistra la fibra di sfagno “più consistente”, mentre a destra “meno consistente”. Il migliore è a fibre lunghe e consistenti. Una volta ben bagnato e ben strizzato, lo abbiamo “reidratato” e si presenta così.

Sfagno umido

Buon rinvaso a tutti! Naturalmente è solo mia esperienza personale.
Piera Bonfanti