Ibridi di Phalaenopsis in casa

Probabilmente gli ibridi di Phalaenopsis sono le orchidee più conosciute da chi si avvicina a queste piante per la prima volta.
Si trovano ovunque, colpiscono per l’appariscenza e copiosità delle fioriture, costano anche poco ormai, insomma portarsele a casa è estremamente semplice. Ed è lì, posizionata nel nostro ambiente familiare, che iniziamo a chiederci se riusciremo a far sopravvivere quella pianta che, con la sua bellezza, ci incute persino un po’ di timore.

   Ibrido phalaenopsis Ibrido phalaenopsis

Eppure seguendo poche semplici regole, le Phalaenopsis ibride sono fra le piante più semplici da coltivare. Il problema è districarsi fra le miriadi di informazioni che si possono trovare nei libri o su internet, spesso contrastanti fra loro. Quindi quello che leggerete di seguito sono solo le mie esperienze di due anni di coltivazione di phal, le mie piante sono fin’ora sane, crescono e fioriscono, credo non si possa chiedere di più ad orchidee coltivate in casa, con minime che arrivano a 14-15° d’inverno, fino a massime di 32° d’estate, quindi non temperature “ideali”, quelle consigliate di solito sono intorno ai 18 di minima e 26 di massima. Ne consegue la prima considerazione: le nostre piante sono più robuste e adattabili di quanto noi immaginiamo.
Per la giusta quantità di luce necessaria, lo leggerete ovunque, basta una finestra a sud, schermata da una tenda leggera; da fine ottobre a marzo le mie prendono il sole diretto e non si sono mai scottate, ma questa è una scelta personale. E’ importante non posizionare la pianta sui radiatori o sotto i condizionatori per evitare bruschi sbalzi di temperatura.
Le annaffiature sono forse il cruccio principale di ogni neofita, troverete magari scritto una volta a settimana d’estate e ogni dieci giorni d’inverno, ma questo è generalizzare. Bisogna guardare la pianta, e se le radici ci paiono asciutte, magari di un bel colore argenteo, allora è il caso di annaffiare, quest’estate con temperature intorno ai 32° e parecchia ventilazione, ho avuto piante da annaffiare ogni due giorni. Importante è non far ristagnare l’acqua, né nel vaso né sulle foglie, poiché questo unito a basse temperature e/o poca circolazione d’aria, può portare ad attacchi fungini.
La concimazione è argomento molto controverso, dopo aver letto tutto e il contrario di tutto, ho fatto a modo mio, e ancora una volta ho constatato che queste piante si adattano anche quando non vengono rispettati tutti i canoni della perfetta coltivazione. Vista la mia pigrizia, ho cercato di non complicarmi troppo la vita con concimazioni differenziate in base alla fase di crescita fioritura o riposo, do’ loro pochissimo concime bilanciato (meno di un quarto delle dosi consigliate) quasi tutte le volte che innaffio (prima acqua piovana, poi acqua piovana e concime), poi siccome sono anche incostante, spesso il concime lo salto, quest’estate ad esempio l’ho dato pochissime volte, e sono rimasta ovviamente meravigliata dalla profusione di steli che stanno facendo. Il mio però non dovrebbe essere un metodo consigliato, forse sono solo fortunata, o forse l’anno prossimo inizieranno a deperire, quindi concimatele più costantemente di me, avendo però cura di annaffiare anche con solo acqua, per dilavare i sali in eccesso che si accumulano con i concimi.
Ho notato che spesso in casa i vasi di plastica sono instabili e soggetti a cadute, soprattutto quando ci sono i fiori, so che avrete letto che bisogna far prendere luce alle radici, ma la mia esperienza mi dice che un bel coprivaso, oltre a migliorare l’estetica delle piante e renderle più stabili, non provoca danni, almeno non in due anni! Bisognerà però avere l’accortezza di   sceglierlo due o tre centimetri più largo, e con uno strato di argilla espansa sul fondo, che migliora sia il drenaggio dell’acqua che la circolazione dell’aria sotto il vaso.
Che dire, adesso provate voi, portatevi a casa la vostra prima Phalaenopsis, spero di avervene fatto venire la voglia.

Patrizia Onnis